Approvato l’accordo Europa-Canada (CETA) Molte le le perplessità del Dipartimento Agricoltura di FdI-AN

Approvato l’accordo Europa-Canada (CETA) Molte le le perplessità del Dipartimento Agricoltura di FdI-AN

18 febbraio 2017 Agricoltura Prima Pagina 0

Il 15 febbraio il Parlamento Europeo ha approvato l’accordo economico e commerciale globale con il Canada (CETAComprehensive Economic and Trade Agreement) il cui fine dovrebbe essere quello di rilanciare il commercio e rafforzare le relazioni economiche tra Unione Europea e Canada. Tra i principali interventi citiamo l’abolizione dei dazi doganali, la tutela di prodotti tradizionali dell’UE e l’allentamento di alcuni ostacoli per la partecipazione agli appalti pubblici.

CETA

Se nelle intenzioni l’accordo presenta aspetti positivi, entrando nel merito dell’applicazione di quanto scritto nelle oltre 1500 pagine del documento, risaltano alcuni punti sui quali emergono delle forti perplessità soprattutto riguardo le ricadute nel settore agroalimentare Europeo e ancor più Italiano. In particolare:

Tutela delle DOP e IGP

  • Il Canada, così come molti altri Paesi, non prevede il riconoscimento delle produzioni tradizionali come DOP e IGP. Con il CETA si riconoscerebbe lo status speciale di tali prodotti ma, a tale proposito, è necessario entrare nel merito. In Europa ci sono 1300 prodotti alimentari ad Indicazione Geografica, di cui 291 sono in Italia (Fonte: MIPAAF), l’accordo prevede il riconoscimento e la tutela solo di 173 prodotti, di cui 41 Italiani. Ciò significa che alcuni prodotti a denominazione di origine, tipicamente di tradizione locale e con tecniche di produzione tradizionali, potrebbero essere riprodotti in imitazione senza incorrere in alcuna sanzione, ritrovandoli sugli scaffali dei nostri supermercati. Quale criterio è stato adottato nella scelta dei prodotti da salvaguardare e quale tutela per i produttori di quei prodotti tradizionali esclusi dall’accordo?

Tribunali Arbitrali

  • L’accordo prevede la nomina di Corti Arbitrali Internazionali attraverso le quali, anche una singola azienda canadese, potrà citare in giudizio uno Stato Europeo o una Regione, qualora ritenga di avere introdotto norme considerate “discriminanti” nei confronti anche di un singolo esportatore. Le perplessità rispetto a tale questione sono sostanzialmente due:
    • Le indicazioni obbligatorie in etichetta dell’origine dei prodotti lattiero caseari, come recentemente approvato dal Parlamento Europeo, potrebbero essere un primo argomento oggetto di contenzioso, vanificando gli sforzi fatti negli ultimi anni dai produttori Italiani, per ottenere tale risultato.
    • La Corte Arbitrale, composta da 15 membri, di cui 5 nominati dall’azienda ricorrente, 5 dall’UE e 5 da Paesi Terzi, avrà dei costi che solamente grandi aziende potranno sostenere.

Vantaggi per multinazionali

  • Su oltre 20 milioni di Piccole Medie Imprese europee, il 90% ha meno di 10 dipendenti (Fonte: Parlamento Europeo) e meno di 1 milione esporta fuori dall’Unione Europea. Da questi dati è evidente che l’eliminazione dei dazi doganali è vantaggiosa per una parte minoritaria delle imprese, inoltre aumenterà in modo indiscriminato la concorrenza delle grosse multinazionali d’oltreoceano che aggrediranno con maggior forza e potere i nostri mercati.

Trattasi dunque di un accordo di libero scambio molto sbilanciato, per l’ennesima volta, a favore dei poteri forti e che non tiene conto del tessuto produttivo agroalimentare tipico dell’Unione Europea, caratterizzato in prevalenza da Piccole e Micro imprese.

Auspichiamo che gli Stati Membri, in primis l’Italia, ai quali è richiesta la ratifica, abbiano il coraggio e la consapevolezza di rivedere nel merito il trattato, affinchè si riprenda la sovranità di decidere per la tutela della qualità, delle tradizioni e dell’ambiente, promuovendo una globalizzazione con pari dignità tra grandi e piccoli, senza cedere ai diktat dei poteri forti.

Gianpietro Boieri

Responsabile del Dipartimento Agricoltura e Cultura Rurale – Fratella d’Italia-AN Lombardia